Segui tutte le inchieste del Fatto Quotidiano
Ultimo aggiornamento: 8:01
di Massimiliano Cannata*
L’uomo è un algoritmo?, Paolo Benanti pone la spinosa questione nel suo ultimo saggio edito da Castelvecchi. Se sarebbe fuorviante una risposta positiva, rimane l’onere della prova, per chi vuole difendere la superiorità dell’uomo nel “villaggio globale tecnologico” che è il “liquido amniotico” che ormai ci nutre fin dai rimi vagiti.
Il mito di Ulisse ci insegna che la ricerca umana è ispirata dalla curiositas e guidata dall’intelligenza. Nello studio vengono evocate due declinazioni di questa facoltà superiore classica: “nous” e “metis”. Dalla sinergia di queste facoltà sono nate le grandi invenzioni che segnano la nostra specie, a partire dalla “grande invenzione del linguaggio”. Oggi però il linguaggio non sembra più una prerogativa esclusivamente umana: l’Intelligenza Artificiale, nelle vesti di ChatGPT e dei Large Language Models (LLM), ha introdotto una lingua computazionale che riconfigura in modo nuovo parola e pensiero.






