Caricamento player
Molti dati e aneddoti condivisi da chi si occupa di operazioni di soccorso in montagna indicano da tempo che una quantità notevole di persone ci arriva senza essere adeguatamente equipaggiata e preparata. Spesso sono persone convinte che i pericoli riguardino chi percorre vie ferrate e fa arrampicata, e non chi cammina lungo un sentiero nel bosco. Eppure, come ha detto di recente il presidente del soccorso alpino e speleologico Maurizio Dellantonio, la maggior parte delle 83 persone morte in montagna tra il 21 giugno e il 23 luglio erano escursionisti.
L’impreparazione è un problema non soltanto per chi finisce nei guai, ma per tutte le persone che frequentano la montagna, perché rischia di assorbire forze e risorse in interventi di soccorso che si potrebbero evitare con accortezze semplici ma fondamentali. È anche un problema che rischia di aumentare negli anni, man mano che il turismo e le temperature sempre più alte in città porteranno anche persone con poca o nessuna esperienza ad avventurarsi in montagna nel tempo libero, alla ricerca di un po’ di aria fresca.
Le condizioni fisiche e il livello di preparazione
«Le prime due domande da porsi riguardano le proprie condizioni fisiche e di salute e le proprie capacità tecniche», dice Roberto Bolza, vicepresidente del Corpo nazionale soccorso alpino e speleologico. Un margine di imprevedibilità da mettere in conto c’è sempre. Gli interventi di soccorso riguardano a volte un malore, altre volte inciampi o cadute causate da una banale distrazione. «Certe cose accadono, ed è impossibile prevederle», dice Bolza, ma «un conto è cadere mentre si cammina su un marciapiede, e un conto è inciampare in montagna, dove si può finire fuori dal sentiero e rotolare magari per metri lungo un pendio scosceso».






