PADOVA - Sono passati 51 anni dal 17 giugno 1974. Dal giorno in cui, in via Zabarella a Padova, le Brigate Rosse assassinarono a sangue freddo nella sede del Movimento Sociale Italiano il carabiniere in congedo Giuseppe Mazzola e il rappresentante di commercio Graziano Giralucci. Da allora il mondo è cambiato. È cambiata Padova. Ma la fine degli anni di Piombo, neppure in una città che li ha vissuti così drammaticamente e tragicamente sulla propria pelle, non ha abbattuto gli steccati ideologici, mantenendo vive diffidenze e alimentando, pur a mezzo secolo di distanza, distinguo e posizioni che tendono se non a giustificare, certamente a “contestualizzare” anche violenze e assassini. Ne è una conferma questo viaggio nel mondo di quello che è stato, e per certi aspetti ancora è, l’antagonismo padovano all’indomani della notizia, rivelata dal Gazzettino, sul pignoramento presso terzi dei crediti vantati dai familiari delle vittime dopo la sentenza civile di risarcimento, seguita alla condanna penale a carico del commando delle Brigate Rosse e dei suoi ideologi. Un obbiettivo pervicacemente inseguito in tutti questi anni da Piero Mazzola, avvocato e figlio di Giuseppe, insieme alla sua famiglia. «Il credito precettato è di 1.822.000 euro. Se mai recupereremo qualcosa, saranno soldi lordi di sangue, per cui verranno devoluti interamente in beneficenza», ha raccontato Mazzola martedì al nostro giornale. Ricordando il clima pesante di quegli anni. Una stagione che è ancora nella memoria di alcuni suoi protagonisti del tempo.
Via Zabarella e pignoramenti agli ex brigatisti per l'omicidio di Giuseppe Mazzola: quegli anni di piombo che ancora dividono
PADOVA - Sono passati 51 anni dal 17 giugno 1974. Dal giorno in cui, in via Zabarella a Padova, le Brigate Rosse assassinarono a sangue freddo nella sede del Movimento Sociale Italiano il...








