PADOVA - Oggi, 17 giugno, cade il 51° anniversario dall'omicidio di Graziano Giralucci e Giuseppe Mazzola, membri dell'Msi (Movimento Sociale Italiano, partito di estrema destra) uccisi il 17 giugno 1974 nella sede del gruppo in via Zabarella in quello che è stato poi riconosciuto come il primo caso di omicidio compiuto dalle Brigate Rosse. Un anniversario che a Padova ogni anno solleva polemiche e interrogativi, dai ripetuti imbrattamenti della targa commemorativa davanti al palazzo, al raduno neofascista con saluti romani e il "Presente" ai camerata che annualmente si tiene in via Zabarella qualche ora dopo la commemorazione istituzionale, fino al corteo per le strade della città organizzato in serata da vari gruppi della galassia neofascista. Quest'anno polemica più vivace è avvenuta proprio durante la cerimonia istituzionale, sollevata da Piero Mazzola, il figlio di Giuseppe. A scatenarla è stata la presenza, in rappresentanza del sindaco Sergio Giordani, dell'assessora Francesca Benciolini, letta come un gesto volto a sminuire la ricorrenza.
La cerimonia, come ogni anno, si è svolta in mattinata alla presenza delle autorità cittadine - istituzionali e militari - e dei parenti delle due vittime con la deposizione di una corona d'alloro davanti all'allora sede dell'Msi di via Zabarella. Per il Comune ha partecipato Francesca Benciolini, assessora con delega - tra le altre - alla pace e cooperazione, che ha letto un lungo discorso. Niente sindaco e niente fascia tricolore dunque. Un'assenza che ha suscitato il disappunto di Piero Mazzola, figlio di Giuseppe (sessantenne carabiniere in pensione che fu una delle due vittime dell'omicidio) che ha avanzato pubblicamente la sua lamentela.






