I conti deposito offerti dalle banche sono tuttora un’alternativa interessante rispetto all’investimento in strumenti di breve termine. Soprattutto perché permettono di gestire la liquidità con la relativa tranquillità di rientrare in possesso del capitale iniziale alla scadenza, maggiorato da una discreta remunerazione. Sulle scadenze fino a tre anni, infatti, la redditività dei conti deposito è competitiva, nonostante una tassazione degli interessi pari al 26% contro un’imposta molto più favorevole del 12,5% sui titoli di Stato.
Per effettuare una scelta che risponda alle proprie esigenze, però, bisogna verificare le caratteristiche dei singoli strumenti, che possono anche divergere molto.
Il confronto con i titoli di Stato
«In questo momento - spiega Federico Pigatto, analista dell’ufficio studi e ricerche di Consultique - un titolo di Stato italiano rende, al lordo delle imposte, l’1,9% a sei e a 12 mesi, il 2% a 18 mesi, il 2,2% a 36 mesi e il 2,7% a 60 mesi. Mediamente, invece, i conti deposito analizzati offrono un rendimento (al netto anche dell’imposta di bollo) maggiore rispetto a quello offerto dai BTp sulle scadenze più brevi, fino a 36 mesi. Viceversa, quando si confrontano strumenti con durate quinquennali, in media i conti deposito rendono leggermente meno delle obbligazioni governative».










