Nessuna sorpresa. La Banca centrale europea ha lasciato invariato al 2% il tasso sui depositi e al 2,25% quello sui rifinanziamenti, con una decisione unanime. Soprattutto, sembra voler chiudere la fase di contrasto all’alta inflazione per aprirne un’altra. «L’inflazione è pari attualmente al nostro obiettivo del 2% a medio termine», informa immediatamente il comunicato ufficiale, e non più «attorno» a quel livello. È ben chiaro che un dato puntuale, singolo, non significa nulla, ma secondo la Bce, «le pressioni interne sui prezzi hanno continuato ad attenuarsi, a fronte di un rallentamento dei salari», che il mese scorso erano ancora in crescita «elevata». «Siamo abbastanza fiduciosi - ha poi aggiunto la presidente Christine Lagarde in conferenza stampa - che gli shock inflazionistici degli ultimi anni siano dietro i noi e che il nostro compito sia ora quello di guardare a quello che sta arrivando». «Abbiamo essenzialmente chiuso il ciclo disinflazionistico», ha poi concluso.
La nuova fase è piuttosto caratterizzata da un’elevata incertezza e infatti il comunicato ufficiale è particolarmente laconico: non solo rispetto a quello di giugno, più articolato perché riferiva ampiamente i risultati delle proiezioni macroeconomiche trimestrali, ma anche rispetto a quelli, per così dire, “intermedi”. La Banca centrale si limita a precisare che «anche grazie alle passate riduzioni dei tassi di interesse decise dal Consiglio direttivo, sinora l’economia ha mostrato nel complesso buona capacità di tenuta in un difficile contesto mondiale», indicando quindi che non c’è urgenza di interventi di carattere monetario. L’incertezza elevata, senza sorprese, è collegata «alle controversie commerciali».









