Per avere un rendimento significativo, sopra al 2,2% netto annuo, occorre puntare sulla formula vincolata (fino a 24 mesi) altrimenti nella versione ordinaria in molti casi i ritorni non vanno oltre lo 0,74 per cento. Agli interessi lordi va anche in questo caso applicata la tassazione del 26%. Stiamo parlando dei prestiti sociali gestito dalle principali cooperative di consumo in Italia. Oggi le sei principali Coop di consumo (Alleanza 3.0, Unicoop Firenze, Unicoop Etruria, Nova Coop, Coop Lombardia e Coop Liguria) raccolgono quasi 7 miliardi di euro. Si tratta di una formula di prestito che secondo la normativa vigente può avere un ammontare complessivo che non può eccedere per oltre tre volte il patrimonio netto della Coop, comprensivo delle riserve disponibili. Le somme depositate sui libretti risparmi Coop sono in costante calo negli ultimi anni e oggi non ci sono più casi di grandi Coop che vanno oltre il suddetto limite del triplo del patrimonio (vedi tabella a lato).
Il prestito sociale rimane comunque un fondamentale canale di finanziamento per il sistema Coop. La cooperativa, come si legge nei bilanci, si impegna a non svolgere nessuna attività che possa configurarsi quale esercizio attivo del credito. Il prestito sociale non è infatti coperto dal fondo di garanzia bancario e il nodo delle tutele dei prestatori è uno degli aspetti più sensibili di questa formula. Il prestito sociale è una forma di lending che i soci fanno alla cooperativa: queste ultime sono tenute a impiegare le somme raccolte in operazioni strettamente funzionali al perseguimento dello scopo sociale. Quindi attività connesse allo sviluppo della cooperativa. La raccolta del prestito deve quindi avere una funzione strumentale rispetto all’attività istituzionale della cooperativa anche se in attesa di concretizzare queste azioni le Coop mettono in campo investimenti finanziari, spesso concentrati su titoli governativi a basso rischio, per ottimizzare la gestione della liquidità.







