Una follia ha invaso le trattorie parigine: tutti vogliono mangiare la “cacio e pepe”, la famosa pasta romana con pepe e pecorino romano. Questo piatto è diventato una vera ossessione che coinvolge tutti i quartieri: nei bistrot del Marais — cuore elegante e vivace tra III e IV arrondissement — si servono versioni essenziali ma tecnicamente inappuntabili, a Belleville, quartiere popolare e creativo del XX arrondissement, i giovani cuochi italiani la propongono come manifesto di autenticità, mentre sul versante sinistro della Senna, tra i locali affollati di rue Mouffetard e le brasserie contemporanee del V arrondissement, il piatto si è imposto come rito di prova, non solo un classico italiano, ma un codice tecnico, una dichiarazione d’intenti e di abilità.
La domanda ha contagiato ogni livello della scena gastronomica, dai piccoli ristoranti agli indirizzi più raffinati, come “Pastore” nel IX arrondissement con lo chef Lorenzo Sciabica o da “Passerini”, nel XII , un ristorante ma anche un pastificio, dove lo chef romano Giovanni Passerini fonde la buona cultura gastronomica italiana con ingredienti di qualità. E lo ha testimoniato anche “Très Très Bon”, popolare trasmissione televisiva francese, che ha messo in scena una gara tra due chef italiani adottati dalla capitale, Marco Viganò del Piero TT (VII arrondissement) e Michele Farnese del Dilia (XX arrondissement), per decretare la migliore ricetta.







