Si rischia un’epidemia di West Nile in Italia? Il virus, isolato per la prima volta nel 1937 in Uganda, ormai è endemico nel nostro Paese: ovvero circola costantemente. Per la prima volta è stato individuato in Toscana, nel 1998, a Padule di Fucecchio. Così il Ministero della Salute ha emanato un piano nazionale di sorveglianza. Dal 2008 al 2023 i casi, però, sono aumentati, come mostra la mappa pubblicata dall’Istituto superiore di Sanità.
Le infezioni gravi sono le forme neuroinvasive, che si verificano in meno dell'1% dei casi (circa 1 caso su 150 infezioni totali). E in genere sono circoscritte a soggetti immunodepressi per malattie pregresse, terapie immunodepressive o età avanzata. Mediamente, il 10% delle forme neuroinvasive sono fatali (cioè meno dello 0,1% delle infezioni totali).
Le cause? Un fattore è sicuramente il cambiamento climatico. Le alte temperature hanno allungato il ciclo vitale degli insetti. E se l’anno scorso i positivi al virus si riscontravano a luglio, nel 2025 già a metà giugno si hanno i primi casi. Di epidemie in Italia non ce ne sono mai state. Mentre in altri Paesi europei sì. Come la Francia, durante l'estate del 1962, nella regione della Camargue. E in Spagna nel 2020, quando fu colpita l’Estremadura. Anche la Grecia è uno dei paesi europei con il più alto tasso di incidenza annuale. Nell'estate del 2025 in Italia si sono finora registrati tre morti. Cosa dobbiamo aspettarci? Le risposte del virologo Matteo Bassetti.














