Niente panico, nessun allarme, West Nile è in Italia da anni, e probabilmente per anni resterà, ma i numeri delle infezioni e dei decessi oggi non sono tali da preoccupare. Anche perché adesso siamo in grado di prevedere con elevata precisione – grazie a un modello predittivo messo a punto dai ricercatori del Policlinico universitario Campus Bio-Medico di Roma e basato su tecniche di machine learning - l’insorgenza di nuovi focolai nelle aree più esposte, in particolare nel Nord Italia. L’algoritmo – costruito utilizzando il metodo XGBoost – ha raggiunto una capacità predittiva del 97%, offrendo uno strumento concreto per anticipare le emergenze e guidare le strategie di prevenzione e controllo.

I fattori analizzati

Tra i fattori ambientali analizzati, la temperatura si è confermata il principale determinante della diffusione del virus: all’aumentare delle temperature cresce infatti la probabilità di trasmissione. L’umidità e le precipitazioni hanno mostrato un’influenza più debole, ma non trascurabile. Tali evidenze rafforzano l’ipotesi, già consolidata a livello internazionale, che il riscaldamento globale stia espandendo la finestra temporale e geografica delle malattie trasmesse da vettori in Europa. Molto utile, anche per il pubblico, la piattaforma interattiva che offre una visione a 360 gradi dell’andamento delle arbovirosi sul territorio nazionale: ArboItaly, che consente di visualizzare in tempo reale i dati epidemiologici disponibili, facilitando il monitoraggio e il supporto alle decisioni da parte delle autorità sanitarie e dei cittadini.