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Entro la fine della settimana un giudice del tribunale di Roma deciderà se condannare o assolvere due attivisti di Ultima Generazione accusati di aver violato il foglio di via, un provvedimento che gli impediva di tornare nel comune dove avevano partecipato a una protesta organizzata per sensibilizzare le persone sugli effetti del cambiamento climatico. A Carrara tre attivisti e un’attivista affronteranno un’udienza preliminare in un altro processo; all’inizio della prossima settimana altri undici attivisti saranno in aula a Milano.

A settembre sono già in programma altre 13 udienze di altrettanti processi, a cui se ne aggiungeranno altre decine entro la fine dell’anno: sono solo una parte degli oltre 180 procedimenti giudiziari avviati negli ultimi tre anni, il segnale evidente di quanto la giustizia italiana sia impegnata a reprimere le azioni organizzate da gruppi e movimenti ambientalisti. Finora sono state fissate udienze di 72 processi, mentre altri 52 inizieranno nei prossimi mesi. Altri 58 sono già conclusi.

I processi coinvolgono singoli attivisti, ma anche gruppi da oltre dieci persone. Le accuse sono tutte molto simili: vanno dalla violazione del foglio di via, al blocco stradale, all’interruzione di pubblico servizio, all’imbrattamento di monumenti e opere d’arte. Nelle indagini e nelle udienze sono coinvolte centinaia di persone tra investigatori, funzionari delle procure e dei tribunali, pubblici ministeri, giudici e avvocati.