VENEZIA - «Sono sollevata per averlo potuto sentire, anche se per pochi minuti. Spero di poterlo riabbracciare presto a casa, ringraziamo le istituzioni italiane e di Caracas che si stanno adoperando per la sua liberazione». Così Armanda Colusso, mamma di Alberto Trentini, dopo la telefonata ricevuta venerdì sera dal figlio. Il cooperante italiano, arrestato dal regime venezuelano di Maduro il 15 novembre dell’anno scorso con una vaga e inconsistente accusa di «cospirazione», è rinchiuso nel carcere El Rodeo 1. Si tratta di un penitenziario di massima sicurezza, situata nello Stato di Miranda, a circa 30 chilometri a nord-est di Caracas.

Trentini ha rassicurato la mamma, e la sua famiglia, spiegando che si alimenta e che può assumere i farmaci di cui a bisogno. Pur in un duro regime di detenzione, che naturalmente lo prova giorno dopo giorno, si trova in discrete condizioni di salute. Riguardo ai contenuti della chiamata, non sono stati divulgati ulteriori dettagli. Era la seconda volta, in oltre otto mesi di detenzione, che Trentini, 45enne originario del Lido di Venezia, ha potuto chiamare a casa: la prima il 16 maggio scorso, dopo sei mesi di detenzione e silenzio assoluto.

A confermare la telefonata, tra Trentini e la sua famiglia, è stato ieri il viceministro per gli Affari Esteri Edmondo Cirielli: «A nome del Governo italiano – ha dichiarato –, esprimo sollievo per la telefonata di Alberto Trentini ai suoi familiari, intercorsa sabato, a oltre 8 mesi dall’inizio della sua detenzione nelle carceri venezuelane. Registro un passo in avanti per la tutela dei diritti dei detenuti e rinnovo l’auspicio, grazie anche al lavoro diplomatico in corso, che si giunga presto alla scarcerazione del connazionale». Anche il ministro degli Esteri, Antonio Tajani è intervenuto: «Seguiamo il caso. È in buone condizioni. Ma trattiamo con un regime che ha molti detenuti politici. Ci sono altri 14-15 italiani nelle loro carceri».