Alberto Trentini è vivo. Ha potuto finalmente rassicurare la famiglia: mangia e prende le medicine. E spera di tornare presto a casa. Lo ha detto lui stesso, l’altra notte, la voce emozionata, nella prima telefonata a casa che è riuscito a fare dopo 181 giorni di prigionia nelle carceri venezuelane. La telefonata, fanno sapere a Repubblica fonti di Palazzo Chigi, è arrivata improvvisa. Ma non inattesa. Perché è il frutto di un lungo lavoro di mediazione diplomatica che da mesi il governo italiano, insieme con la famiglia Trentini e l’avvocato Alessandra Ballerini, stanno facendo per allacciare un rapporto con il governo Maduro.
Trentini, le lettere per lui e la sua libertà
16 Aprile 2025
In questo senso importante è stata la liberazione e l’arrivo in Italia di Alfredo Schiavo, il cittadino italo-venezuelano anche lui arrestato in Venezuela, tornato in Italia dopo cinque anni di carcere, la scorsa settimana. In quell’occasione era arrivata una dichiarazione del viceministro degli Esteri, Edmondo Cirielli, che “a nome del governo italiano esprimeva soddisfazione” e ringraziava “Nicolas Maduro per il suo personale intervento”.
Era il segnale che il Venezuela aspettava sin dal momento dell’arresto di Trentini. In questi mesi, poi, erano stati compiuti una serie di passi – in un lavoro della nostra diplomazia e servizi, con il coordinamento del sottosegretario Alfredo Mantovano – per arrivare a un disgelo. E una possibile collaborazione per la scarcerazione di Alberto. D’altronde è quello che la mamma – che nelle scorse settimane aveva incontrato proprio Mantovano – ha chiesto al governo fin da subito: “Fate presto”. Sentire dalla sua voce che Alberto sta bene è il migliore degli inizi.







