L’ultima arma della propaganda anti-israeliana è il cibo. Funzionale a lanciare l’accusa, allo Stato ebraico, di voler piegare quel che resta di Hamas e Gaza con una «carestia di massa». Secondo alcune stime elaborate dalle organizzazioni non governative e rilanciate dai media ostili a Gerusalemme, dall’inizio del conflitto nella Striscia sarebbero morte di fame «almeno 101 persone», di cui «80 bambini». Sul Fatto quotidiano, giovedì scorso, la solita Francesca Albanese, il relatore speciale delle Nazioni Unite sullo stato dei «diritti umani nei territori palestinesi occupati dal 1967», ha accusato il governo di Benjamin Netanyahu di ricorrere appositamente alla strategia della fame: «È un crimine calcolato scientificamente dal governo israeliano». Accuse respinte da Israele, che attraverso un post pubblicato sugli account ufficiali dello Stato ha accusato l’Onu di bloccare «gli aiuti essenziali» umanitari- «in attesa al confine» - destinati alla popolazione di Gaza. Israeli Defense Force ha bollato come «fake news» le notizie sui decessi per fame: «È una falsa campagna promossa da Hamas». E comunque «la responsabilità della distribuzione del cibo è delle Nazioni Unite e delle organizzazioni umanitarie».