«Lume d’alba non filtrava nel cortiglio della “Splendor”, la società che aveva in appalto la nettezza urbana di Vigàta, una nuvolaglia bassa e densa cummigliava completamente il cielo come se fosse stato tirato un telone grigio da cornicione a cornicione, foglia non si cataminava, il vento di scirocco tardava ad arrisbigliarsi dal suo sonno piombigno, già si faticava a scangiare parole». Sono alcune tra le prime parole in vigatese di Andrea Camilleri narratore. Comincia così La forma dell’acqua, romanzo d’esordio di Salvo Montalbano, contraddittorio, malinconico, ironico commissario, molto lontano dall’archetipo dell’investigatore deus ex machina. Consapevole del caos del mondo in cui si trova a operare, oltre che dell’animo umano, Montalbano è naturalmente portato a coltivare dubbi più che distribuire certezze.
Inventò una città, creò una lingua. Camilleri, la Sicilia vestita di giallo
Nel centenario della nascita, i libri dello scrittore in edicola con il quotidiano dal 30 luglio. Primo titolo: «La forma dell’acqua» che avviò l’epopea del commissario Montalbano. Ora l’irresistibile commedia umana della sua Vigàta parla a tutti noi







