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Tra le domande che vengono rivolte a ChatGPT ce ne sono anche del tipo: «vorrei visitare New York con mio marito e trascorrere lì sette giorni tra il 6 e il 26 ottobre, con un budget totale di 2.500 euro: puoi aiutarmi a creare un itinerario?». Il racconto dei risultati di questo utilizzo dei chatbot è un genere popolare sui social media e sui giornali già da qualche anno, ma fino a poco tempo fa si era concentrato soprattutto sulle molte cose che potevano andare storte: calcoli sbagliati, itinerari impossibili, servizi dismessi.

Ora sia lo sviluppo di modelli linguistici più evoluti, sia la maggiore esperienza delle persone nell’uso dei chatbot hanno via via reso più utile e meno frustrante che in passato la pratica di pianificare le vacanze in pochi minuti con ChatGPT o altri strumenti equivalenti. Ne esistono anche di specifici per questo utilizzo, gratuiti e non, come Vacay, Mindtrip, Layla e GuideGeek.

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I “pianificatori” di viaggio sono pensati apposta per personalizzare gli itinerari in base al budget e al tempo disponibili, con o senza una meta in mente: tra gli utenti tipici ci sono magari persone che vogliono soltanto rilassarsi una o due settimane spendendo al massimo 500 euro. C’è chi li trova molto comodi anche solo per il fatto che permettono di pianificare viaggi all’estero senza bisogno di tradurre niente. «Le persone sono fondamentalmente disposte ad affidare quasi tutti i compiti all’intelligenza artificiale, se li rende più facili e comodi», ha detto al giornale tedesco Zeit il ricercatore austriaco Roman Egger, che si occupa di innovazioni digitali nel settore turistico e insegna alla Modul University di Vienna.