MARCON (VENEZIA) - Le pagine del diario di Alex Marangon raccontano nel volgere di pochi mesi la storia di un ragazzo che cercava se stesso, che inseguiva «forza, pace, fiducia» e che per farlo ha imprevedibilmente percorso una via che lo ha portato alla morte in una notte senza luna di giugno.

Luca e Sabrina Marangon, i genitori del 25enne di Marcon trovato senza vita il 2 luglio di un anno fa in un isolotto sul fiume, le hanno consegnate a “Il Gazzettino” per aggiungere il loro pezzo di verità al giallo del Piave, tasselli preziosi in un puzzle con molti spazi indefiniti. L’elemento fondamentale da una prima lettura dell’agenda dissequestrata nei giorni scorsi dalla Procura - 300 pagine scritte fittamente - è la definitiva conferma che Alex era stato almeno altre due volte nell’abbazia di Vidor prima della notte fatale tra sabato 29 e domenica 30 giugno 2024, da quanto si evince “anche” per assumere l’ayahuasca, sostanza illegale vietata in Italia. Il primo indizio in realtà non arriva dal diario ma da un vocale del suo cellulare, che i genitori hanno recuperato dal dispositivo pure dissequestrato in questi giorni. L’11 marzo infatti Alex, raccontando a un amico i suoi programmi a breve e medio termine, gli “annuncia” dall’Alto Adige, dove lavora: «Andrò a fare una cerimonia con la ayahuasca».