Primo: sì, è vero, una signora di 82 anni è morta, in provincia di Latina, per colpa della West Nile, cioè per la malattia infettiva portata da alcune particolari zanzare e che, lo dice il nome, è stata isolata per la prima volta quasi un secolo fa in Uganda, non certo nel Basso Lazio. Secondo: è corretto anche che, al momento, si contano sei casi confermati (tutti e sei circoscritti nell’Agro pontino) tra cui due uomini, un 63enne e un 72enne, in condizioni critiche con sintomi neurologici dovuti anche alla presenza di patologie concomitanti. Terzo: ciò non significa che ci sia un allarme generalizzato, tanto meno che si debba gridare al pericolo e soprattutto che sia necessario andare in panico per ogni puntura (è estate, è la stagione calda, è controproducente e un comportamento del genere rischia di generare unicamente il caos).
L’anziana 82enne è deceduta all’ospedale San Giovanni di Dio di Fondi, abitava nel Romano, a Nerola, era stata ricoverata una settimana fa esatta (lunedì 14 luglio) e, purtroppo, la sua vicenda è triste, tristissima. Quando ha messo piede al pronto soccorso aveva la febbre alta ed era in stato confusionale. Vai a sapere se lì per lì ci aveva fatto caso, chi va a immaginarlo? A metà luglio, con trenta gradi fuori, una bolla rossastra come tante. Tra l’altro, lei non aveva malattie pregresse a differenza degli altri due pazienti ora sotto osservazione (entrambi degenti del nosocomio Santa Maria Goretti). L’unico elemento che li accumuna (che accomuna pure gli altri tre a cui è stata diagnosticata la “febbre del Nilo”), che accomuna addirittura il decesso di un cavallo, è il dato territoriale: per il resto, a parte l’età sempre sopra i sessant’anni, non ci sono correlazioni. E neanche ci potrebbero essere perché il West Nile è un virus che non si può trasmettere da persona a persona.











