Per comprendere che l’inchiesta sull’urbanistica di Milano non è circoscritta a un presunto circoletto di amichettismo e clientele, ma tiene in sé potenziali ricaschi a livello nazionale, è sufficiente osservarla con le lenti degli occhiali più diffusi nel Paese, quelli del pallone. Le indagini hanno indicato anche lo stadio Meazza tra gli «obiettivi» del presunto «patto di corruzione» ipotizzato dalla Procura e investono l’annoso dossier aperto nel lontano 2019 dilatandone ulteriormente la conclusione, quando sembrava invece aver imboccato la dirittura d’arrivo con la possibilità di cederlo a Inter e Milan. Niente da fare, tutto fermo, se ne riparla (almeno) a fine settembre ma già i veti incrociati dei partiti che tengono in piedi la maggioranza Sala (i Verdi su tutti) paventano grosse nuvole all’orizzonte.

BEPPE SALA MINACCIA IL PD: "LE REGOLE D'INGAGGIO"

«C’è un’aria strana», cantava Giorgio Gaber ne L’attesa. Ed è un po’ q...

Un panorama preoccupante la cui ombra si allunga sull’intera situazione degli stadi italiani, che durante l’ultimo Consiglio Federale della Federcalcio di due giorni fa il presidente Gravina ha dipinto in maniera spietata (ma lo sapevamo... la Figc dove è stata negli ultimi anni?): «Abbiamo intuito che per alcune città da noi indicate per ospitare Euro 2032 forse ci sarà qualche problema, perché ci sono resistenze legate a situazioni ambientali, logistiche, territoriali e di disponibilità rispetto a chi sta dando ampie rassicurazione sull’investimento. Ci sono impossibilità, da parte di alcuni soggetti, di seguire gli standard richiesti dall’Uefa». Insomma, un menu da mal di stomaco: se fossimo in un Paese “normale” sarebbe difficile trovare qualcuno disposto a scommettere un solo euro sul lieto fine.