Oltre al danno, la beffa. Il Comune di Milano, già azzoppato nella sua giunta dall’inchiesta sull’urbanistica - chiedere all’ormai ex assessore Giancarlo Tancredi, su sua stessa ammissione ripudiato in tempo zero da Pd e sinistra tutta -, rischia di dover pagare un conto salatissimo da 69 milioni di euro. A chi? Alla Coima, la società immobiliare del “re del mattone” Manfredi Catella, finito anche lui nell’intricata rete di corruzione ipotizzata dalla procura di Milano. Ogni giorno che passa, insomma, a uscirne peggio sono i cittadini milanesi.
Le oltre 1600 famiglie che hanno investito i risparmi di una vita in una casa che forse non vedranno mai, attendono ancora risposte. Il resto della città continua invece a interrogarsi sulla mancanza di trasparenza che ha portato all’edificazione di torri e palazzi nelle zone più disparate della città. E a questo quadro va aggiunta la causa intentata da Coima contro il Comune per le vicissitudini intercorse al progetto del Pirellino, l’ex Torre dei Servizi Tecnici Comunali acquistata dalla società immobiliare nel 2019 per 193 milioni di euro. La notizia dell’azione intrapresa da Coima arriva direttamente dalla memoria difensiva presentata da Catella al gip Mattia Fiorentini. Nel corso delle 18 pagine redatte insieme ai suoi legali, il professor Francesco Mucciarelli e l’avvocato Adriano Raffaelli, l’imprenditore ripercorre l’iter amministrativo che ha portato all’accantonamento della Torre Botanica- firmata dall’archistar Stefano Boeri - e alla presentazione di un progetto semplificato per la riqualificazione dell’immobile. Il tutto, ancora fermo al palo.












