Lunga vita al fine dining. Ma a un patto: che sia meno impettito, con meno formalismi e che si rinnovi. Lo pensa la gran parte dei lettori de Il Gusto che ha partecipato al nostro sondaggio "Fine dining: lusso superato o esperienza da non perdere?".

A Flourish chart

(Il sondaggio è stato aperto il 12 giugno e chiuso il 25 luglio)

Come si vede dal grafico, solo il 19 per cento dei voti è andato alla risposta "Un'esperienza imprescindibile" ritenendo il fine dining sinonimo di cultura, identità e ricerca; il 25 per cento dei votanti ritiene l'alta ristorazione un'esperienza ormai anacronistica, lontana dalla realtà e troppo cara; per il 56 per cento invece è da salvare ma aggiornandola, in una veste più contemporanea, con meno formalismi e più sostanza.

Il dibattito sulla crisi del fine dining è ciclico. Nella scorsa edizione del Festival de Il Gusto a Bologna, Joe Bastianich aveva definito il settore “morto”, perché "fatto troppo spesso sulla schiena di gente che lavora tanto ed è pagata poco".