BELLUNO - Un finanziamento ottenuto per pagare lavori di ristrutturazione che per gran parte non sono mai stati eseguiti. Fatture gonfiate. Prestiti per pagare viaggi, cene aziendali e prestazioni in centri benessere. E poi documenti fatti sparire. C'è di tutto nel crac dell'hotel Auronzo, diventato famoso qualche anno fa perché ospitava il ritiro estivo della Lazio calcio; e oggi in testa alle cronache perché al centro di un'operazione della Guardia di Finanza. Le Fiamme gialle infatti hanno portato alla luce un sistema illecito che nella sua scientificità – con manovre studiate e ben assestate – è stato in grado di pianificare il dissesto finanziario della società gestrice dell'albergo per 4 milioni e mezzo di euro. Gli autori – quattro persone, tre di origini campane che a quanto pare gestivano la regia delle operezioni, e un laziale – sono accusati di bancarotta fraudolenta patrimoniale, preferenziale e documentale.

Tutto comincia nel 2022, quando l'albergo auronzano viene dichiarato fallito con sentenza del tribunale di Belluno. A quel punto, con i libri contabili sotto mano, saltano all'occhio dei finanzieri cifre difficili da spiegare. Perché un passivo milionario accumulato in pochissimi anni – quelli che vanno dal 2009 al 2012 – non può ricadere nella categoria del “normale”. Cominciano così le indagini. E vanno a ritroso per ricostruire come è nato quel buco. Si scopre che il flusso di denaro partiva dall'hotel Auronzo e terminava nei conti di una società di capitali napoletana (fallita nel 2012), di fatto socio unico della stessa impresa dell'albergo cadorino. Dal punto “a” al punto “b”, in una linea retta che aveva in controllante e controllato le medesime figure. Capitava così che dal Cadore venissero attivati prestiti bancari e poi le risorse fossero dirottate verso la società napoletana.