Chi scrive aveva undici anni, Silvio Berlusconi aveva appena sbaragliato la gioiosa macchina da guerra progressista ma non si era ancora insediato col suo primo governo, il Milan stava per vincere la sua quinta Coppa dei Campioni battendo 4-0 il Barcellona. Parecchie ere fa, sotto qualunque punto di vista, politologico, calcistico, esistenziale. All’inizio di maggio del 1994, accadeva persino che un piemme neanche cinquantenne in servizio presso la Procura della Repubblica di Venezia firmasse insieme ai colleghi un appello contro la separazione delle carriere tra “magistrati con funzioni requirenti e funzioni giudicanti”. Il piemme si chiamava Carlo Nordio: lo scoop (lievemente) post-datato non è della Società Paleontologica Italiana, bensì dell’Associazione Nazionale Magistrati, che lo ha pubblicato sul sito della propria rivista, “La Magistratura”.

Da lì, la (non) rivelazione è rimbalzata sulle home page di tutti i siti di giornaloni e di giornalini, ha monopolizzato a lungo le aperture e i lanci (all’indietro) d’agenzia, trasformando la giornata di ieri (ma era ieri, poi?) in un paradosso temporale che nemmeno Albert Einstein aveva codificato tra gli esiti più estremi della relatività generale. Sotto il titolo che senz’altro non difetta di autostima “Il documento esclusivo”, il giornale online delle toghe ha presentato questo scritto di poco successivo al Codice di Hammurabi: 3 maggio 1994, trattasi di fax (primitivo mezzo di comunicazione, o meglio di trasmissione, che caratterizzava quest’età tecnologicamente arretrata) spedito dalla procura del capoluogo veneto alla sede romana dell’Anm, che riferiva l’adesione della prima al comunicato della seconda contro la divisone delle carriere.