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Dopo averne parlato per quasi tre anni (cioè da quando è in carica il governo) senza nessuna conseguenza concreta, il ministro della Giustizia Carlo Nordio ha annunciato un piano con l’obiettivo molto ambizioso di risolvere il più grande ed evidente problema delle carceri italiane: quello del sovraffollamento, da cui derivano molti altri gravi problemi.

È un piano che richiederà del tempo e di cui molte parti sono ancora vaghe, ma i principi su cui si basa e gli obiettivi prefissati sono già ritenuti molto problematici, e ne è stata messa in dubbio l’efficacia da chi si occupa con costanza di carcere: «È una presa in giro», dice per esempio Patrizio Gonnella, presidente di Antigone, l’associazione che da anni si occupa dei diritti delle persone detenute con un lavoro molto approfondito di ricerca sul campo.

Il piano contiene sostanzialmente tre misure. La prima, la più pubblicizzata dal governo e già da tempo discussa, è quella che prevede di risolvere il sovraffollamento creando più posti per le persone detenute: costruendo nuove carceri o ampliando quelli che esistono già. È quella su cui sono state espresse più perplessità anche perché è quella di cui si sa di più.