LONDRA - L’Irlanda è arrivata «a un punto di non ritorno» e il prossimo passo deve essere il referendum sulla riunificazione tra Nord e Sud: così ha affermato ieri Mary Lou McDonald, leader dell’opposizione nella Repubblica e presidente di Sinn Féin.
La missione della sua visita a Londra, la prima da quando il partito laburista ha vinto le elezioni un anno fa, è «ricordare al Governo britannico che deve onorare la sua eredità storica», ha detto la McDonald.
Era stato infatti il Governo laburista di Tony Blair a concludere gli accordi del Venerdì Santo nel 1998, che hanno messo fine a decenni di violenze settarie e garantito la pace in Irlanda del Nord.
Negli ultimi anni il cambiamento demografico in Irlanda del Nord ha ribaltato gli equilibri di potere e l’ultimo censimento ha confermato che per la prima volta i cattolici sono la maggioranza, mentre Sinn Féin è diventato il maggiore partito sull’isola.
«Il dominio unionista è sparito e non tornerà», ha detto Michelle O’Neill, vicepresidente di Sinn Féin e prima premier cattolica dell’Irlanda del Nord, a Londra assieme alla McDonald. Ma oltre un secolo dopo la divisione forzata e violenta dell’Irlanda nel 1921, l’impegno del partito è di «gestire la transizione all’indipendenza in modo democratico e responsabile».






