Si chiude nel modo probabilmente più coerente possibile la grottesca vicenda degli Escobar Phone, ovvero una fantomatica coppia di smartphone pieghevole che avrebbero reso omaggio a uno dei criminali più celebri dei tempi recenti. L'amministratore della società dietro il progetto Escobar Inc. – Olof Gustafsson – si dichiarato colpevole per l'accusa di frode postale e telematica e per riciclaggio di denaro. Come da previsione, i dispositivi promessi non sono mai stati consegnati.La storia degli Escobar PhoneTutto nasce nel 2019, quando Roberto Escobar cercò di sfruttare il rinnovato interesse attorno alla controversa immagine del fratello, il noto narcotrafficante Pablo Escobar, promuovendo nientemeno che due smartphone pieghevoli chiamati Escobar Fold 1 e Escobar Fold 2. All'epoca, i foldable non erano certo così diffusi come ai giorni nostri e infatti l'operazione era sin da subito risultata poco limpida, perché si ipotizzava un semplice re-brand di dispositivi già sul mercato.E così, infatti, si rivelò essere il progetto: se Escobar Fold 1 era in realtà un Royole FlexPai (il primissimo pieghevole uscito), Fold 2 era un Samsung Galaxy Fold mascherato goffamente con una banale patina dorata, che si poteva rimuovere con un coltellino, come mostrato per esempio dallo youtuber Marques “MKBHD” Brownlee. Escobar Inc. acquistava lotti di pieghevoli invenduti oppure respinti dai controlli di qualità (come nel caso dei Samsung Galaxy Fold), ma presto la società ha fermato le spedizioni, lasciando gli incauti acquirenti soltanto con un certificato di possesso e un libro celebrativo, oltre ad altri inutili gadget.I guai dell'adE mentre gli ippopotami importati da Escobar in Colombia continuano a proliferare, l'amministratore delegato della Escobar Inc. ora deve fare i conti non soltanto con le frodi telematiche per le truffe degli smartphone mai consegnati, ma anche per il riciclaggio di denaro riscontrato, con trasferimenti illeciti di 307.000 dollari rilevati. La sentenza definitiva è attesa per il 5 dicembre, Gustafsson rischia oltre 20 anni di carcere e un risarcimento superiore al milione di euro.