Tutto sta andando per il meglio. La guerra con l’Iran s’è conclusa nel migliore dei modi, le tariffe di Donald Trump non spaventano più, l’economia marcia a gonfie vele, gli utili societari sono in forte crescita e l’inflazione è pressoché domata. E, miracolo, anche la Fed dovrà smettere di remare contro e procedere al più presto a un taglio dei tassi, forse già a luglio, sicuramente a settembre. L’aveva detto il presidente Trump che era arrivato il «momento per comprare», e Wall Street ha obbedito crescendo del 26% in meno di tre mesi: un «rimbalzo storico» commenta il Wall Street Journal.
Di tutte le giustificazioni a sostegno di tanta euforia, nessuna è vera e solo l’ultima (la Fed) è parzialmente possibile. L’economia americana non versa in cattiva salute, ma sta rallentando e i dati reali (hard), così come gli indicatori che escono dai sondaggi (soft), sono al ribasso da inizio giugno. Negativo è anche il Citi economic surprise, finito ai minimi da 11 mesi, con un crollo che suggerirebbe recessione: invece segnala solo la leggerezza con cui gli strapagati analisti americani fanno previsioni economiche sull’onda del buon umore propagato da Fox News.







