Dal momento che Donald Trump domina completamente la conversazione a livello globale, cosa fa l’altro imperatore? Il presidente cinese Xi Jinping non può competere sullo stesso terreno, a Pechino la struttura stessa del potere impedisce frasi e gesti improvvisati e destabilizzanti: la stabilità è una delle regole base del Partito Comunista. Quindi, sembra che Xi, per rispondere alle onde che escono dalla Casa Bianca, abbia deciso di fare il contrario di ciò che fa Trump: rafforzare la propria immagine di grande leader che non si fa trascinare in avventure in giro per il mondo ma che aspetta sia il resto del mondo a cercarlo. Oggi, per dire, l’incontro al vertice tra Cina e Unione europea che si tiene a Pechino avrebbe dovuto essere ospitato a Bruxelles, sulla base del fatto che l’ultimo summit del genere era stato nella capitale cinese. Xi, però, aveva fatto sapere già in marzo che in Europa non sarebbe andato. La Commissione Ue, dunque, ha accettato di tenere a Pechino quella che sarà la celebrazione dei cinquant’anni di relazioni tra le due parti e soprattutto un forum di teso confronto su questioni economiche e politiche. Benevolmente, in casa, Xi parteciperà. Pure al summit dei Brics che si è tenuto in Brasile a inizio luglio, il presidente cinese non si è fatto vivo: in passato aveva partecipato a tutti i vertici del forum dei Paesi del Sud Globale. Anche all’interno, Xi sembra essere avviato a decentrare una serie di compiti a uomini (mai donne) suoi stretti alleati, dopo quasi 13 anni di centralizzazione delle decisioni nelle sue mani e di purghe che ne hanno consolidato il potere. Il tutto è un semplice cambiamento di stile?