Dimenticate castelli, tornei, feudatari e battaglie. Il Medioevo raccontato da Michele Campopiano nel suo saggio Storia dell’ambiente nel Medioevo. Natura, società, cultura, pubblicato da Carocci nel 2025, è vivo, sfaccettato, attualissimo. In 176 pagine scritte con uno stile agile e accattivante, il libro riesce a sorprendere e coinvolgere, offrendo una prospettiva inedita: quella del rapporto tra esseri umani e natura.

L’autore, docente di Storia medievale all’Università di Catania, è uno studioso esperto e insieme un narratore raffinato, capace di accendere la curiosità anche di chi al Medioevo si avvicina con scetticismo.

Campopiano non racconta una cronaca lineare ma costruisce un viaggio tematico tra ambienti trasformati, paesaggi reinterpretati e categorie mentali in evoluzione. La natura medievale emerge come protagonista attiva della storia: terra da dissodare e sfruttare ma anche spazio sacro, misterioso, simbolico. Si passa dai disboscamenti alle bonifiche, dall’allevamento che si reinventa alle canalizzazioni, fino al dominio giuridico e spirituale sul paesaggio. Il lettore attraversa un Medioevo fatto di trasformazioni ambientali e simboliche. Le bonifiche nelle paludi pontine e nel delta del Po, ad esempio, mostrano come il lavoro umano modifichi radicalmente la geografia fisica e sociale, portando monasteri, autorità laiche e comunità contadine a ridefinire i propri rapporti.