La plastica, ormai lo sappiamo, se abbandonata nell’ambiente impiega decenni per essere degradata. La sua invenzione ha segnato un enorme punto di svolta per la nostra quotidianità, ma ha anche introdotto un importante dilemma ambientale: come sbarazzarsi dei rifiuti di plastica in un modo che sia efficiente ed ecosostenibile? Diversi gruppi di ricerca stanno studiando la capacità di batteri, funghi e insetti di degradarla, e, nel 2017, i cosiddetti bruchi della cera (ossia lo stadio larvale della specie Galleria mellonella) erano saliti alla ribalta per la rapidità con cui riescono a “digerire” il polietilene, un tipo di plastica ampiamente utilizzato nel packaging. Nuovi studi attualmente in corso stanno però mettendo in luce gli effetti che il consumo di plastica sembra avere su questi animali, e la necessità di mettere a punto dei metodi che ne garantiscano la sopravvivenza per poterli eventualmente utilizzare su larga scala.
G&B Festival, Alex Bellini: "Un mare di plastica"
I bruchi mangia-plastica
Come anticipato, la straordinaria rapidità con cui i bruchi della cera degradano il polietilene era emersa dai risultati di uno studio pubblicato nel 2017 su Current Biology. Gli autori e le autrici avevano osservato che un centinaio di bruchi della cera lasciati a contatto con un comune sacchetto di polietilene per 12 ore sono in grado di ridurne la massa di circa 90 milligrammi. Se consideriamo una sacchetto di 2 grammi, significa il 4-5% della massa totale.






