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Ultimo aggiornamento: 19:09 del 8 Luglio
Tutto come previsto e prevedibile: la Relazione europea sullo Stato di diritto, che affronta anche i temi relativi alla libertà dei media, ha confermato un giudizio negativo sull’Italia. Rispetto al 2024 non si sono registrati miglioramenti e il governo non ha accolto alcuna delle raccomandazioni rivolte all’Italia. Non sono state adottare norme a tutela del segreto professionale e della tutela delle fonti, anzi sono aumentate le minacce, i pedinamenti, sino al clamoroso caso degli spiati da Paragon e del testardo rifiuto a rendere pubblici i nominativi, elenco saldamente rinchiuso nei cassetti dell’esecutivo.
La Commissione europea aveva chiesto nuove norme sulla diffamazione, nel frattempo il governo ha conquistato il record europeo in materia di querele bavaglio scagliate dai governanti medesimi contro giornali, giornalisti, scrittori, disegnatori, storici, intere trasmissioni a cominciare da Report.
Buio totale e nessuno risposta in materia di conflitto di interesse, norme anti trust, concentrazioni editoriali. Nessuna risposta sulla fonte di nomina del consiglio Rai, anche se, segnala il Rapporto, non è stato effettuato il taglio delle entrate: sarebbe stato davvero singolare se avessero tagliato il ramo sul quale stanno appollaiati.







