Come al solito, non ci sono pagelle o classifiche, perché l'argomento è altamente sensibile.

Ma il sesto rapporto della Commissione Europea sul rispetto e la qualità dello Stato di diritto all'interno dei 27 Stati membri restituisce uno spaccato chiaro della situazione.

L'Ungheria resta la pecora nera, con l'Ue che lamenta "profonda delusione" per la mancanza di progressi. L'Italia - come si evince dal dossier dedicato ad ogni Paese - invece compie dei progressi, con un aumento sensibile dell'indipendenza percepita dai cittadini del settore giudiziario. Sulle raccomandazioni, però, Roma arranca. Specie per la mancanza di progressi - ridotti o persino nulli - su materie delicate come la legge sul conflitto d'interessi e le lobby oppure la protezione dei giornalisti. Secondo il rapporto, infatti, non vi sono progressi "nel proseguimento dell'iter legislativo relativo al progetto di riforma in materia di diffamazione e tutela del segreto professionale" oppure nell'affrontare "in modo efficace e rapido la pratica di convogliare le donazioni attraverso fondazioni e associazioni politiche".

In generale però le riforme globali attuate anche alla luce delle disposizione per l'attuazione del Pnrr iniziano a dare i loro frutti e vengono giudicate positive le misure adottate per mitigare la corruzione negli appalti pubblici che, scrive la Commissione, rimane però "un rischio elevato". Non si registrano poi "ulteriori progressi" nell'intensificazione degli sforzi volti a istituire un'istituzione nazionale per i diritti umani che tenga conto dei principi di Parigi delle Nazioni Unite. Infine, "sebbene siano stati compiuti ulteriori passi avanti verso la completa digitalizzazione dei tribunali penali e delle procure", le difficoltà tecniche continuano a "ritardarne l'effettiva attuazione". La durata dei procedimenti rimane poi "un problema grave", nonostante alcuni miglioramenti nei tempi di definizione e "una tendenza positiva per quanto riguarda lo smaltimento dell'arretrato". Budapest, dal canto suo, non ha perso tempo e ha risposto quasi in tempo reale alla presentazione del rapporto. "Ciò che Bruxelles propone con il pretesto dello Stato di diritto non è altro che una richiesta di aprire l'Ungheria a operazioni di influenza politica finanziate dall'estero" scrive in un tweet il portavoce del governo ungherese, Zoltan Kovacs. "L'Ungheria - conclude - non diventerà uno Stato fantoccio di Bruxelles".