Il divieto in Costituzione del Pride, le minacce all'indipendenza giudiziaria e alla libertà accademica, le reti clientelari: si aggrava la crisi dello Stato di diritto in Ungheria, diventata un "regime ibrido di autocrazia elettorale".
Questa è la valutazione contenuta nella relazione intermedia sulle violazioni dei valori Ue da parte di Budapest, approvata dalla commissione libertà civili del Parlamento europeo.
La relazione sottolinea come la situazione, che minaccia l'insieme dei valori dell'Ue, abbia continuato a deteriorarsi, osservando che l'inerzia del Consiglio ha contribuito a tale deterioramento. Nel testo si chiede ancora una volta di sospendere i diritti di adesione dell'Ungheria, incluso il diritto di voto in seno al Consiglio. La relazione condanna poi il ricorso al veto da parte di Budapest in Consiglio come leva, nonché il suo uso transazionale degli strumenti di bilancio e l'esistenza di scappatoie che potrebbero consentirle di aggirare le restrizioni del regolamento sulla condizionalità con cui sono stati sospesi parte dei finanziamenti diretti all'Ungheria a causa delle violazioni dello stato di diritto con un potenziale impatto sulle finanze Ue. Nel testo si solleva inoltre la questione dell'indagine della Commissione sul presunto spionaggio ungherese all'interno delle istituzioni Ue. La relazione, prevista nel quadro nella procedura di cui all'articolo 7 del Tue, sarà oggetto di discussione e votazione nella sessione plenaria del 24-27 novembre a Strasburgo.






