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5 GIUGNO 2025

Ultimo aggiornamento: 17:44

Le violazioni dei trattati e dei diritti delle persone Lbgtq+ da parte di Budapest restano nel mirino della giustizia europea. L’avvocata generale della Corte Ue Tamara Capeta nel parere – non vincolante – sul ricorso presentato dalla Commissione nei confronti della legge ungherese che limita l’accesso ai contenuti Lgbtq+ per “proteggere i minori” afferma che il Paese viola le norme dell’Unione Europea e si è “notevolmente discostata” dal modello di democrazia costituzionale previsto dall’articolo 2 del Trattato sull’Unione europea. Intanto a Budapest la polizia ungherese si richiama proprio a quella legge e alla modifica costituzionale che ha dato prevalenza al diritto alla protezione dei minori su ogni altro diritto fondamentale per vietare il Pride previsto per il 28 giugno,

La normativa del 2021 vieta o limita la rappresentazione di contenuti che presentano “identità di genere non corrispondenti al sesso assegnato alla nascita, cambiamento di sesso od omosessualità”, escludendo del tutto la realtà Lgbtq+ in nome della tutela dei minori. La Commissione aveva chiesto alla Corte di giustizia Ue di dichiarare la violazione del diritto dell’Unione da parte dell’Ungheria perché la legge violerebbe il diritto primario e derivato relativo al mercato interno dei servizi, il regolamento generale sulla protezione dei dati (RGPD), vari diritti sanciti dalla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea e l’articolo 2 TUE. Secondo l’avvocata generale il ricorso è fondato per tutti i motivi addotti dall’esecutivo Ue. Per la Capeta, le modifiche a tutela dei minori sarebbero in realtà delle ingerenze in una serie di diritti fondamentali tutelati dall’Unione, come il divieto di discriminazione fondata sul sesso e sull’orientamento sessuale, il rispetto della vita privata e della vita familiare, la libertà di espressione e d’informazione.