La Corte europea dei diritti umani (Cedu) ha stabilito in via definitiva che la Svizzera ha violato il diritto a un processo equo dell'atleta olimpionica sudafricana Mokgadi Caster Semenya.
Il tribunale federale di Losanna, e prima ancora il Tas, secondo la Corte, non hanno esaminato "con il rigore dovuto" il suo ricorso contro il regolamento che imponeva a Semenya di ridurre il proprio livello naturale di testosterone per poter partecipare alle competizioni internazionali nella categoria femminile, alle quali non prende parte dal 2018.
La Cedu ha tuttavia chiarito che non vi sono state altre violazioni dei suoi diritti, compreso quello a non subire trattamenti inumani e degradanti. La Svizzera dovrà ora rimborsare a Semenya 80.000 euro per le spese legali.
Il ricorso di Semenya, classificata come affetta da "differenze nello sviluppo sessuale", o iperandrogina, riguardava una serie di regolamenti emanati da World Athletics che le impongono di diminuire il suo livello naturale di testosterone per poter partecipare a competizioni internazionali nella categoria femminile e il rigetto delle sue azioni legali per contestare tali regolamenti dinanzi al Tribunale arbitrale dello sport, che ha sede in Svizzera, e poi al Tribunale federale svizzero.








