Ci si imbarca a Livorno, lasciando le sue due fortezze, per attraccare poche ore dopo a Bastia e cominciare da lì un viaggio ancora ancestrale in un’isola dai profumi intensi, le passioni forti, la macchia mediterranea aspra, il carattere degli abitanti indomito e fiero della propria identità culturale e linguistica. Un’avventura in Corsica non può prescindere dai siti archeologici di Filitosa, Capula e Cucuruzzu, perché i loro dolmen e menhir attestano che la prima forma di civiltà presente sull’isola vi si stanziò addirittura tra la fine del Neolitico e l’Età del Bronzo.
In particolare, a Cucuruzzu le tribù dedite all’agropastorizia abitavano in capanne posizionate sopra un terrazzamento cinto da un’altissima cerchia di mura. Invece ad Aleria si ha testimonianza del passato ellenico dell’isola grazie ai manufatti rinvenuti durante gli scavi ed esposti nel Forte di Matra. L’anima pastorale è ancora il collante della popolazione locale, così come le pievi comprovano l’importanza dell’opera di evangelizzazione medievale, e l’architettura di matrice pisana nella Corsica Suprana e Banda di Dentro, ovvero la zona settentrionale. Una conferma di quanto sia variegato e frastagliato il paesaggio viene dalla cosiddetta Scala di Santa Regina, scandita da gole e in equilibrio sull’orlo dei burroni di granito cremisi, proprio sotto i Monti Cinto, Stello e Rotondo, tra le cime più elevate dell’isola. Dall’altra, si incontrano in questo on the road dal ritmo nervoso anche antichi e più rilassanti boschi, come quelli della Castagniccia: penetrando in questo paesaggio fresco e rigenerante, infatti, ci si imbatte in villaggi come Campana, situato alle pendici del San Petrone e ha come epicentro architettonico il suo lavatoio, il medievale Castellare di Casinca e il bellissimo, vertiginoso Penta di Casinca, abbarbicato sulla roccia, dove le case sono tutte fatte di pietra e coperte di lose, tegole-lastre di pietra.







