“Il silenzio è le più grande persecuzione ma i santi hanno taciuto” diceva Pascal e forse Paul Canarelli non verrà mai beatificato per la tenace creazione di quel “divino del pian silenzio verde” che è il noto paradisiaco Domaine de Murtoli. Un latifondo (siamo nella storica “Terra dei Signori”) di duemilacinquecento ettari di quiete riservata a pochi intimi ritagliati tra la macchia mediterranea, boschi di lecci, cespugli che sembrano puf di velluto verde pallido, sonori parterres da golf britannici ( a dodici buche) e animali di granito - leoni, elefanti, cani da caccia in punta - modellati dal mistral o libeccio col peso del tempo dove si riflette assordati dal respiro di un mare che a singhiozzo nella tenuta ondulata nella corsa valle dell’Ortolo si intravvede con la coda dell’occhio in trasparenti lontananze.
Proprio là dove ci si rilassa visivamente attratti da nuvole oziose che bighellonano in cieli in festa ma catalizzati da un timbro viola, sonoro e intenso tra Giotto e Spielberg, scelto da Paul come paradigma di ogni morbido arredo in contrappunto alle nuances ocra, sabbia e grigio tortora prepotenti nello scenario naturale ferito da 53 chilometri di nastri sterrati: sono i cuscini che rotolano in primis tra divani in legno decapato come nei matelas adagiati ai bordi della spiaggia a falce che alberga uno dei tre blasonati ristoranti del domain di cui uno, La Ferme, affidato allo chef stellato Mathieu Pacaud.






