La tempesta è arrivata: Donald Trump, tre anni fa, lo aveva scritto chiaramente su Truth. Ora, dalle forzature sui dazi e sulla politica internazionale al conflitto istituzionale (e in strada) a Los Angeles e alla parata militare per le strade di Washington, il braccio di ferro di Trump contro i dogmi della democrazia americana si è intensificato.E se la democrazia per eccellenza nel mondo occidentale si fosse avviata verso una deriva autoritaria, che sarà supportata dalle tecnologie belliche e di controllo sociale più avanzate in Occidente? Trump è sicuramente il ponte di contatto tra esponenti delle Big Tech americane particolarmente coinvolte nello sviluppo di nuove tecnologie e gruppi più estremisti del Make America great again (Maga), sempre più accesi dalle difficoltà della crisi economica. Gruppi lontanissimi, all'apparenza, che però adesso marciano insieme sotto la guida del Commander in Chief.Perché si parla di tecno-fascismo negli Stati UnitiNon si può dire che questa convivenza fosse imprevedibile. Tanto che a inizio del suo secondo mandato si era usata l'espressione tecno-fascismo per indicare la vicinanza politica, e in alcuni casi ideologica, di alcuni magnati delle Big Tech rispetto al primo inquilino della Casa Bianca.Oggi, quell'espressione da fantapolitica va considerata alla prova della cronaca di questo primo semestre di presidenza. Wired lo ha fatto con Alessandro Bolpagni e Silvano Lucini, analisti dell'Italian team for security, terroristic issues & managing emergencies (Itstime).L'espressione tecno-fascismo tiene insieme il braccio teso di Steve Bannon e i fan del Maga con la visione entusiastica dell'accelerazionismo tecnologico espressa nel Techno-Optimist Manifesto di Marc Andreessen, uno dei più noti esponenti della Silicon Valley. Documento esplicitamente ispirato al Manifesto futurista di Filippo Tommaso Marinetti, che ha dato origine a uno dei motori ideologici del fascismo italiano. Ma cosa tiene insieme innovatori come Elon Musk e i tech-bros della Silicon Valley con ideologi estremisti come Steve Bannon, che mette in guardia i seguaci del Maga - l'altra anima dei supporter trumpiani - dal “tecno-feudalesimo”?Cosa si intende per tecno-fascismoL'espressione tecno-fascismo nasce con la tesi di Janis Mimura nel suo libro Planning for Empire definito come “autoritarismo guidato da tecnocrati”. Mimura fa un riferimento storico al Giappone poco prima della Seconda Guerra mondiale, “scivolato nel fascismo" mentre i burocrati esercitavano la loro autorità dietro le quinte, sotto l'egida dell'imperatore giapponese. Spiega che i funzionari tecno-fascisti “acquisiscono il potere creando questi organi e agenzie sovra-ministeriali, sottogruppi all'interno della burocrazia che non sono tenuti a rendere conto”.Qualcosa di simile alla gestione autoritaria del Doge da parte di Elon Musk, come Mimura dichiarava su The New Yorker a inizio anno. La storica spiega che la Silicon Valley si basa sull'idea che i suoi fondatori e ingegneri sappiano fare meglio di chiunque altro e quindi devono essere in grado di governare meglio dei politici e degli impiegati federali. Queste visioni di una società tecnologizzata rappresentano una rottura rispetto al populismo del Maga che ha guidato la prima amministrazione Trump. Ma le tesi di Marc Andreessen, la simpatia esplicita verso i movimenti autoritari del ventennio di Peter Thiel, il braccio teso equivoco e i finanziamenti di Elon Musk all'Afd sono segnali di una sintonia ideologica con spinte autoritarie di destra.L'ex alter ego pop di Iron Man è un grande appassionato di Nietzsche e vede “la tecnologia come un mezzo per raggiungere questo stadio di super uomo tecnologico”, come spiegano i ricercatori di Itstime. Lo Übermensch che diventa tale grazie ai prodigi dei chip di aziende come Neuralink. Il contorno prosaico della passione trumpiana dei tech-bros sono gli interessi alle commesse statali statunitensi in campo bellico da parte di aziende come Palantir (nome ripreso dalla pietra veggente de Il Signore degli Anelli, libro preso a icona dalla destra mondiale). O delle Anduril Industries di un altro dei tech-bros (padre degli Oculus), Palmer Lucky.D'altro canto, afferma Mimura, “mentre la destra Maga vuole ripristinare le cose com'erano (o come immaginano che fossero), la destra tecnologica vuole, per dirla con Mark Zuckerberg, rompere le cose”. Mentre il collante Maga è una spinta nazionalista, la cultura dei tech-bros è globalizzata e multilateralista: in quest'ultimo caso anche per convenienza dati i vincoli commerciali, ad esempio, con la Cina. Ma in realtà, spiegano i ricercatori di Itstime, esiste un padre comune che unisce gli ideali conservatori estremisti alla cultura tecnologica della Silicon Valley: George Gilder.George Gilder: le origini del tecno-fascismo a stelle e strisceSecondo Nick Tredennickm, uno degli esponenti più rilevanti della Silicon Valley, “per decenni George Gilder è stato l'oracolo indiscusso del futuro della tecnologia”. Fondamentalista cattolico e apprezzatissimo da Peter Thiel, George Gilder è stato un repubblicano che soprattutto attraverso il suo bestseller Wealth and Poverty ha ispirato tante idee di politica economica della presidenza di Ronald Reagan. Gilder credeva che la dissoluzione della famiglia composta da uomo e donna, e in particolare l’emancipazione professionale di quest’ultima, fosse alla base del decadimento morale e quindi economico degli Stati Uniti.Spiegano i ricercatori che è Gilder ad aver "ispirato i tech-bros trumpiani ad osteggiare una cultura femminista". Un pregiudizio davvero lontano dall'icona stereotipata di genio e sregolatezza in salsa hippie incarnata da personaggi come Steve Jobs o il primo Mark Zuckerberg. “Il culto del politicamente corretto è già criticato nella Silicon Valley a partire dagli anni Settanta così come la sua ‘pussification’. Ciò che vediamo è il risultato nel lungo termine di idee che si sono sviluppate per mezzo secolo”. Negli anni Novanta gli startupper diventano delle specie di star e il fulcro è che la tecnologia permette alla società di fare un balzo in avanti. Da questo concetto negli anni si sviluppa un’idea e trova sinergie: “Ad esempio - seguono Bolpagni e Lucini - Andreessen vuole meno restrizioni legislative possibili per garantire lo sviluppo tecnologico. Un'idea comune alla visione liberista dei conservatori americani. Di conseguenza, con queste idee incarnate da Trump, un esponente della Silicon Valley può avvicinarsi anche a chi lo vota sebbene quasi agli antipodi: come i supporter del Maga".Un nemico comune: l'Unione europeaVicini per necessità, Maga e tech-bros trovano una sintesi politica in Donald Trump. “Bisogna scindere i personaggi: ci sono Andreessen, Thiel e Bannon che con le dovute differenze si avvicinano ideologicamente e per interessi diversi alla presidenza attuale. Poi c’è Musk che si avvicina a Trump soprattutto per motivi strumentali, e nelle destre vede la comunione con le sue idee accelerazioniste della tecnologia. Movimenti come Maga non si fanno problemi ad avere leader di questo tipo, cioè tecno-miliardari, anche se alcuni tra questi ultimi come Andreessen disprezzano la classe media che definiscono un errore storico”, seguono i ricercatori. In ogni caso, sia Maga che tech-bros condividono una comune antitesi: l'Unione europea.Un'unione politica basata sulle regolamentazioni, la burocrazia, che frena l'accelerazione dello sviluppo tecnologico e a loro sembra tendere verso quello Stato assistenziale e dirigista tanto odiato dai conservatori. Attenzione: è chiaro che il vero avversario degli Stati Uniti nello scacchiere geopolitico contemporaneo sia la Cina. Ma sia Maga che tech-bros vedono in Bruxelles un nemico più facile da aggredire rispetto al colosso orientale: più “vecchio” in tanti aspetti, meno coeso a livello politico e meno avanzato a livello tecnologico. Lo dimostra ad esempio anche lo “schiaffo” istituzionale di Trump al presidente francese Emmanuel Macron quando all'indomani dell'attacco dell'Iran scrisse su Truth che “Non sa di cosa parla. Emmanuel si sbaglia sempre, che lo faccia apposta o no”.Il peccato originale dell'Ue, secondo i suoi detrattori, è comunque la diffusione di imposizioni normative che restringono il potere del mercato e della tecnologia. Ecco perché sia Bannon che Musk appoggiano i movimenti nazionalisti di destra in Europa che hanno una spinta centrifuga rispetto all'Unione europea. Musk anche con il progetto politico Make Europe Great Again, che sembra la traslazione dei Maga nel Vecchio continente, quasi a celebrare una fusione ideologica. Rimane tra queste due anime politiche del presidente Trump un'alleanza di interesse, che cela una diffidenza di fondo se non un vero e proprio disprezzo dell'altra parte. Ma che per adesso sembra reggere.Trump: chi conta di più tra i Maga e i tech-brosL'estrema destra non è un flusso magmatico unico, ma un'area politica composta da tante anime. “Di fatto l’estrema destra online, la più violenta, protesta contro la tecnologia che ha abilitato la globalizzazione: molti tra questi vedono Palantir come una minaccia enorme. Sono gruppi che idolatrano Theodore Kaczynski, noto come Unabom: il suo manifesto è un invettiva contro la tecnologia e il mondo moderno. E questi gruppi negli Stati Uniti non si trovano d’accordo con i tech-bros, ma neanche con Donald Trump. Non vedono una soluzione politica e per questo, dato che Trump la incarna, non possono guardarlo con favore”, seguono i ricercatori di Itstime. C'è quindi un dissidio di visioni tra i gruppi di estrema destra: una differenza profonda che separa anche Maga e tech-bros.La lite scoppiata tra Donald Trump ed Elon Musk ha visto vincere il presidente americano: l'uomo più ricco del mondo si è piegato pubblicamente, chiedendo scusa. Ma nel mezzo della lite Bannon aveva paventato un'indagine su Musk come immigrato irregolare e perfino l'ipotesi di espropriare le aziende del miliardario sudafricano. I due esponenti dell'universo trumpiano hanno grandi differenze e una diffidenza profonda, non solo basata su motivi personali: “Questo dissidio si deve ricomporre perché gli interessi in comune sono tanti. Ma è vero che Bannon accusa questi tecnocrati di non saper parlare al popolo, mentre Trump riesce a parlare a tutti. Ecco una faglia che prima o poi potrebbe aprirsi tra i Maga e i tech-bros”.Una profonda differenza tra i referenti elettorali. “È vero che Musk è un personaggio scomodo, perché ha un suo pubblico: parla molto sui social, è diventato anche un punto di riferimento per alcuni Maga sostenitori di Trump. Musk ha permesso alla macchina elettorale del presidente di andare avanti e fino a ieri è stata una figura vicinissima a Trump”. Questo non fa di certo piacere a Steve Bannon che “se potesse, metterebbe Musk e molti dei tech-bros trumpiani molto dietro le quinte”. Ma Starlink, Space X, Tesla (riadattata per prodotti bellici) sono aziende strategiche per gli Usa. Per adesso, quindi, sia i Maga che i tech-bros devono accettare una convivenza d'interesse nel progetto trumpiano: sempre più violento nelle azioni, oltre che nei toni.Mimura racconta che nel caso del tecno-fascismo giapponese, il potere dei tecnocrati cominciò a scemare quando il paese iniziò ad avere risultati negativi in guerra. E Kishi, l'architetto della Manciuria tecnocratica - un alter ego di Elon Musk nella narrazione di Mimura - lasciò il governo nel 1944. Quando gli Stati Uniti supportarono il Giappone nella ricostruzione post-bellica, lo status di funzionari non eletti per i tecnocrati rappresentò una carta vincente. Così, nel 1955 Kishi contribuì a fondare un nuovo partito politico e pochi anni dopo diventò Primo ministro. Musk non è un cittadino americano e non potrebbe mai diventare presidente, ma il nome del suo potenziale partito lo ha già proposto su X: The America Party. Il primo tempo della partita tra Musk e Bannon è stato vinto da quest'ultimo, ma il match è ancora lungo da giocare. Lo rivela anche l'attacco all'Iran, dove i fan del Maga e Bannon in primis - refrattari ad ogni coinvolgimento in politica estera - sono stati superati dalla volontà del presidente: e hanno subito chinato la testa alla volontà del presidente. Insomma, tra le fazioni che supportano il commander in chief, per non rischiare l'isolamento, nessuno al momento osa criticare Trump: sempre più lider maximo, sempre meno democratico.
Gli Stati Uniti possono davvero diventare una tecno-dittatura?
Nella Silicon Valley cresce da mezzo secolo una controcultura conservatrice: con Donald Trump, ha trovato una sponda verso le idee estremista dei seguaci del Maga. E la deriva autoritaria del presidente per adesso mette tutti d'accordo






