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Ogni anno migliaia di tonnellate di derrate alimentari destinate alle mense italiane finiscono nella spazzatura. Una situazione insostenibile

In un Paese che vanta una delle culture gastronomiche più ricche al mondo, dove il cibo è identità, tradizione e arte quotidiana, esiste un paradosso tanto doloroso quanto silenzioso: lo spreco alimentare sistemico che avviene ogni giorno nelle mense scolastiche, aziendali e pubbliche. È un fenomeno che raramente fa notizia, ma che ha numeri impressionanti: ogni anno, in Italia, oltre 38.000 tonnellate di cibo perfettamente commestibile vengono buttate via solo all’interno dei servizi di ristorazione collettiva.

Un’enormità che rappresenta un danno etico, economico e ambientale. Ogni vassoio non consumato in una scuola, ogni piatto lasciato intatto in una mensa aziendale, ogni avanzo che finisce nel bidone dell’umido in un ospedale o in una caserma, raccontano una storia di inefficienza e disattenzione. Secondo i dati nelle scuole italiane si spreca una buona parte del cibo servito. Nelle mense aziendali, lo spreco scende ma resta comunque elevato. Nelle strutture sanitarie e assistenziali pubbliche, dove il contesto è più complesso e il dialogo con l’utente spesso assente, si possono raggiungere picchi altissimi spesso non ben documentati.