Lorenzo Guerini, presidente del Copasir, ex ministro della Difesa nel Conte 2 e nel governo Draghi, democristiano di formazione, refrattario alle polemiche, nell’analizzare l’esito del vertice Nato parte dal famoso 5 per cento: «È quel che aveva chiesto Donald Trump nei mesi scorsi...Siccome però quel target è assolutamente irraggiungibile, anche per gli stessi Stati Uniti, lo hanno suddiviso: 3,5 sulle effettive capacità militari e 1,5 su molto generiche spese per la sicurezza in cui si possono riclassificare ai fini Nato spese già previste e coperte in vari ambiti come spazio, cybersicurezza, infrastrutture ed altro ancora. Dentro il 3,5 si conteggiano pure le spese dei singoli Stati per aiutare l’Ucraina». E quindi, che giudizio dà? «Ambivalente: bene la conferma del sostegno a lungo termine all’Ucraina e l’impegno americano sull’articolo 5 del trattato dopo alcune affermazioni poco rassicuranti dei mesi scorsi. Sul resto è positivo l’impegno degli europei a rafforzare l’alleanza anche con maggiori investimenti ma vedo poca chiarezza su modalità e vincoli di tale prospettiva». Non era meglio prima capire cosa serve, poi stanziare risorse?«Il tema è proprio questo: fissare, senza approfondire, i target del 3,5% e del 5% risponde più a esigenze di comunicazione dell’amministrazione americana che a una reale volontà supportata da un’analisi delle esigenze da coprire, che pur ci sono. E ciò porta a un dibattito che trovo sbagliato nel nostro come in altri Paesi europei.
Lorenzo Guerini: “Difesa, giusti maggiori investimenti ma il metodo di Trump è sbagliato”
Il presidente del Copasir: «Contrapporre sicurezza e welfare è un facile gioco demagogico. Alla premier dico: bisogna costruire un vero sistema difensivo europ…













