Lo sappiamo bene: parlare di aumento dei fondi per la difesa – in qualunque forma e anche con una tempistica opportunamente dilatata nel tempo – è sempre piuttosto impopolare in Italia. Eppure ci sono dieci buone ragioni per ritenere che stavolta il governo sia stato saggio nel dire sostanzialmente sì a Donald Trump.
1. Il nervosismo di Trump verso l’Europa, su questo tema, non è solo suo, ma di tutti i contribuenti americani, comprensibilmente stanchi di farsi carico – con i loro soldi – della protezione degli alleati europei. Va ricordato che, qualche anno fa, perfino Barack Obama, sempre applauditissimo dalla stampa filo-dem, alla fine del suo mandato presidenziale, aveva definito gli europei “scrocconi” (free riders) con riferimento al loro disimpegno economico in ambito Nato.
2. La cosa più importante da evitare – adesso – era che ci fosse una verticalizzazione in capo a Bruxelles, cioè nelle mani dell’Ue. Chi conosce il dossier-difesa sa bene che la prospettiva di un “esercito europeo” non è concretamente ipotizzabile. Ma ciò non toglie che – purtroppo non solo in ambienti progressisti – la fascinazione di una mitica “difesa Ue” sia ancora notevole. E invece per l’Italia quella sarebbe stata l’insidia maggiore: perché la cosa si sarebbe tradotta nel solito veicolo a trazione franco-tedesca (il sogno del Pd da sempre).













