«Fatemelo dire alla spagnola: No pasaran! Oggi è a Budapest, domani potrebbe essere nel mio Paese. Dobbiamo reagire tutti». La marcia colorata del Pride di Budapest sta per partire dal Municipio, mentre i movimenti di estrema destra si stanno radunando lungo il percorso per provare ad interrompere la marea umana che sfida i divieti di Viktor Orban. La sindaca di Barcellona, Jaume Collboni Cuadrado apre la tavola rotonda dei “sindaci europei per la libertà” con un ringraziamento al coraggio del primo cittadino della capitale ungherese, Gergely Karácsony, che ha deciso di assumere l’organizzazione della sfilata per i diritti Lgbtqi+ e renderlo un evento cittadino, opponendosi al divieto imposto dal primo ministro. Da Oslo a Parigi, da Francoforte ad Amsterdam, Bruxelles, Francoforte, da Stoccolma a Milano e Torino.
Il bagno di folla per il sindaco di Budapest Karácsony
Sono decine i rappresentanti delle amministrazioni europee venuti a Budapest per manifestare solidarietà con la comunità queer ungherese. «Siete la capitale gay d’Europa», aggiunge il collega di Atene, Haris Doukas. «In questo momento, le minoranze sono a rischio – aggiunge il vicesindaco di Lubiana, Dejan Crnek –, religiose, sessuali. Il governo locale di Budapest è un esempio per la libertà, lo Stato di diritto e la democrazia». A parlare di numeri è il vicesindaco di Francoforte Wolfgang Siefert, che fa notare come «siamo noi la maggioranza, non Orban. È importantissimo esserci, è incredibile come abbiamo lottato così a lungo per la libertà, una nostra conquista, e stiamo facendo passi indietro così velocemente». Il collega di Londra Tom Copley: «Budapest è un baluardo dell’Europa intera, la comunità Lgbtqi+ ha subito un attacco mai visto con questo divieto di manifestare. Siamo qui per dire chiaramente che la democrazia deve essere rispettata. Vietare un Pride è minacciare la democrazia». Jacopo Rosatelli, assessore alle Pari Opportunità di Torino in delegazione per il sindaco Stefano Lo Russo aggiunge che «la vostra resistenza è la nostra resistenza. Nessun governo può silenziare la dignità dell’amore».













