Segui tutte le inchieste del Fatto Quotidiano

Ultimo aggiornamento: 15:59

Immagini non ce ne sono. Nessuno può vedere cosa accade davanti ai centri gestiti dalla Gaza Humanitarian Foundation, l’organizzazione privata cui Stati Uniti e Israele hanno affidato la distribuzione degli aiuti umanitari nella Striscia di Gaza. L’unica cosa certa è che dal 27 maggio, giorno della loro apertura, centinaia di persone sono state uccise mentre si avvicinavano ai loro cancelli per chiedere cibo. Ora il muro del silenzio potrebbe venire giù. Alcuni soldati dell’esercito israeliano, a cui è affidato il compito di garantire la sicurezza dei luoghi adiacenti alle strutture, hanno raccontato al quotidiano Haaretz di aver ricevuto un ordine preciso: aprire il fuoco contro i palestinesi anche se non esiste un pericolo.

I centri della Ghf aprono solitamente solo per un’ora ogni mattina e migliaia di persone si accalcano di fronte ai loro cancelli per riuscire ad accaparrarsi del cibo. Ufficiali e soldati che hanno prestato servizio nelle loro aree hanno raccontato al quotidiano liberal che le Israel Defense Forces sparano alle persone che arrivano prima dell’orario di apertura per impedir loro di avvicinarsi, o di nuovo dopo la chiusura delle strutture per disperderle. “È un campo di sterminio“, ha spiegato un soldato. “Dove ero di stanza ogni giorno venivano uccise da una a cinque persone – prosegue -. Niente misure di controllo della folla, niente gas lacrimogeni, solo fuoco vivo con tutto l’immaginabile: mitragliatrici pesanti, lanciagranate, mortai. Poi, una volta aperto il centro, gli spari cessano e i soldati sanno di potersi avvicinare. La nostra forma di comunicazione è il fuoco”.