In un precedente articolo abbiamo esplorato il concetto di purpose, evidenziandone il potenziale trasformativo sul piano delle relazioni. Fermarsi a riflettere sul “perché” delle proprie azioni comporta la necessità di abilitare dinamiche relazionali volte a co-progettare un significato condiviso: un esercizio sempre più diffuso nelle dichiarazioni aziendali ma ancora poco tradotto in pratiche concrete.
È quindi utile raccontare la storia di una di queste “mosche bianche”, di un’organizzazione che ha intrapreso un percorso profondo, autentico e strutturato di definizione identitaria con l’obiettivo di tradurre i propri valori in comportamenti tangibili. Si tratta di Teddy, gruppo del settore fashion retail che annovera marchi come Terranova, Rinascimento, Calliope e QB24.
A raccontarne la storia è Matteo Lessi, che in qualità di Direttore della Comunicazione Corporate sta seguendo questo processo di definizione e adozione del purpose. Un lavoro che affonda le proprie radici nella visione imprenditoriale del fondatore, Vittorio Tadei: tramandata da oltre sessant’anni come “Il sogno della Teddy” interpreta l’impresa come soggetto sociale e non solo come un operatore economico.
Una visione che dà senso al lavoro






