La notorietà odierna di Publio Ovidio Nasone, presso il grande pubblico, e anche in chi ignora la storia della cultura classica, è legata soprattutto alla infausta vicenda che segna drammaticamente la sua vita, cioè la condanna all’esilio che porta lui, il più grande poeta vivente, lontano da Roma capitale del mondo sulle coste inospitali del Mar Nero. Le cause reali del provvedimento di Augusto sono sempre state misteriose e oggetto di congetture da parte degli studiosi tanto numerose quanto inefficaci; ma al di là dell’occasione specifica che deve aver mosso quel provvedimento, la sua motivazione ufficiale, cioè la pubblicazione di un’opera immorale come l’Ars amatoria, avvenuta peraltro diversi anni prima della condanna comminatagli nell’8 d.C., seppur pretestuosa, doveva apparire al principe sufficiente a giustificarla.
Publio Ovidio Nasone: la lezione di Gianpiero Rosati | Le lezioni del Corriere
Poeta dell’esilio e del mutamento, incarna l’eterno conflitto tra libertà creativa e potere: dalla Roma augustea al nostro presente, la sua voce continua a interrogare il mondo






