Il trolley nero, quello che Charles Francis Kaufman trascinava lentamente tra largo Argentina e Ponte Garibaldi, non si trova. Gli investigatori lo cercano nelle acque del Tevere, con l’aiuto dei sommozzatori, e tra le tende dei clochard accampati lungo le banchine del fiume.

Perché forse quella valigia è la chiave per completare il quadro del duplice omicidio di Villa Doria Pamphili. Dentro quel bagaglio potrebbe esserci anche il tablet della vittima, capace di restituire agli investigatori gli ultimi spostamenti di Anastasia Trofimova, e di conseguenza della figlia Andromeda. Dunque anche quelli dell’uomo accusato di aver ucciso la compagna e la figlia, e di aver nascosto i loro corpi tra la vegetazione del parco romano: l’americano Charles Francis Kaufman, o come preferisce essere chiamato lui, Rexal Ford. Con questo nome il 46enne aveva anche ottenuto un passaporto negli Stati Uniti, sulla cui regolarità indagano adesso i pm di Roma. Kaufman si trova ora in Grecia: ieri è stato accompagnato tra le aule del tribunale di Larissa. Durante l’udienza ha ribadito il suo desiderio di essere giudicato negli Usa. I giudici ellenici dovranno decidere entro l’11 luglio se estradarlo o meno in Italia.