Il corpicino nudo riverso a terra, il vestitino rosa che indossava poco prima di essere uccisa buttato in un cestino. A meno di un metro i resti di una tenda accartocciata e del cibo non ancora andato a male. Poco più avanti una sorta di braciere fatto a mano con una serie di sassi. Elementi che lasciano supporre che nel punto di Villa Pamphilj dove sabato è stato trovato il cadavere della bimba di circa otto mesi, a pochi metri da quello della madre, viveva qualcuno. Forse le stesse vittime, in compagnia di una terza persona. Intanto, insieme ai risultati delle analisi disposte in sede autoptica, arrivano le prime certezze: le due sono madre e figlia, conferma il dna, e la donna è risultata negativa ai primi esami tossicologici, quelli relativi alle droghe più comuni. Una certezza che però fa aumentare i dubbi. L’ipotesi iniziale, visto che non ci sono sul corpo della 30enne segni di violenza, era infatti che fosse morta di overdose. Non ancora del tutto esclusa, vista la vasta quantità di sostanze esistenti e ancora da analizzare. La donna, ha rilevato l’autopsia svolta domenica al Policlinico Gemelli, non aveva importanti malformazioni agli organi che possano averla uccisa. Ma per sapere se possa essere morta per un’ischemia o altre patologie occorrerà attendere gli altri esami disposti dagli esperti.