«Quando venni a vivere in Barriera la via era molto diversa da com’è oggi: non ci parcheggiavano le macchine perché faceva talmente paura che preferivano andare nella strada accanto. Il secondo giorno che dormii qua, uscendo di casa trovai un morto dentro una macchina. In 15 anni sono cambiate tante cose». Fabio Viale racconta la trasformazione del quartiere in cui ha scelto di vivere. Lo scultore parla davanti alla nuova installazione che ha realizzato nel Parco Peccei, un marmo bianco che brilla nel polmone verde alle spalle dei Docks Dora. Accanto c’è un colorato campo da basket, che ricorda il Pigalle Duperré Court di Parigi. E poco più in là un social table. Opere, all’interno del progetto di rigenerazione urbana ArDe, che si pongono l’obiettivo di «portare il bello là dove non c’è – dice Viale – E Torino ne ha bisogno».

Così un forno sociale riaccende Barriera: “Entrata qui, ho sentito che potevo ricominciare”

Siamo nel cuore di Barriera Di Milano. Zona di chiaroscuri spesso al centro delle cronache per episodi di criminalità. Un quartiere, dice Carlotta Salerno, «di alti e bassi: come fosse la nostra “red flag”, un amore malato che un momento ci porta in paradiso e quello dopo all’inferno». L’assessora alle Periferie ammette come sia «difficile invertire la percezione dell’insicurezza». Ed è proprio per questo che ognuno, sottolinea, «deve fare la propria parte: l’amministrazione deve avere la forza ma anche la capacità di provare a tracciare una visione». Le tre opere presentate ieri – commissionate da Iaad in collaborazione con l’associazione Barriera Design District – vanno proprio in questa direzione. «Si passa il messaggio – aggiunge Salerno – che anche le ragazze e i ragazzi di Barriera hanno diritto alla meraviglia».