C’è una domanda che i ragazzi ci rivolgono sempre più spesso: «Questa città è anche per noi?». Dietro questo interrogativo c’è il desiderio di essere ascoltati, il bisogno di spazi – reali e simbolici – da abitare, l’aspettativa di un futuro che non sia altrove. A Bari, città di mare e di passaggi, qualcosa si muove. Lo si avverte nelle scuole che sperimentano, nei laboratori creativi delle associazioni, nelle biblioteche che tornano a riempirsi di voci giovani. Ma non basta. Se vogliamo che Bari sia davvero la città del futuro per i giovani, dobbiamo cominciare a costruirla con chi quel futuro lo abiterà. Servono politiche che riconoscano bambini e adolescenti come cittadini di oggi, non solo del domani. Una visione che tenga insieme educazione, cultura, ambiente e partecipazione. Serve ascolto, e serve coraggio.

Oggi i ragazzi chiedono luoghi dove essere, non solo dove fare: piazze, giardini, sale studio, spazi per la musica, lo sport, la radio… ma anche luoghi mentali dove poter provare, sbagliare, crescere, senza il peso costante del giudizio. Bari ha una straordinaria occasione: può diventare un laboratorio nazionale di innovazione educativa e sociale. Può raccontarsi come una città che crede nei ragazzi, non solo come destinatari di politiche, ma come protagonisti del cambiamento.