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L’adesione del governo italiano alle nuove direttive della NATO sulle spese militari ha generato un aspro dibattito, che si sta concentrando soprattutto sulle conseguenze finanziarie per il bilancio del paese, già fortemente indebitato. Da un lato e dall’altro, sia tra chi sostiene questa scelta del governo di Giorgia Meloni sia da parte di chi la contesta, vengono agitate cifre in realtà inverosimili, per vari motivi. In questa fase è semplicemente impossibile definire con esattezza l’aumento della spesa, soprattutto nella sua progressione anno per anno.
Durante il dibattito nell’aula della Camera di lunedì, Elly Schlein ha accusato Meloni di mentire, «perché portare al 5 per cento la spesa militare da noi vorrebbe dire 87 miliardi in più all’anno e 445 miliardi in più in dieci anni». Sono cifre sballate.
A quanto pare Schlein ha tratto i numeri da questo sito, facendone un uso discutibile. Peraltro, intervenendo poco prima di lei, il responsabile Esteri del partito Peppe Provenzano aveva parlato un po’ più realisticamente di «60 miliardi in più». Ma anche Meloni ha mistificato un po’ le cose: ha detto che quello che l’Italia dovrà sostenere nei prossimi 10 anni «è un impegno non distante da quello che, nel 2014, il governo di allora prese». Anche questo è un calcolo inesatto, perché stando ai dati disponibili e per quel che è possibile prevedere adesso, l’Italia dovrà verosimilmente spendere tra 10 anni tra i 30 e i 35 miliardi di euro in più (non sappiamo però come varierà il PIL nei prossimi 10 anni, né con che gradualità avverrà questo aumento).
















